Prime esperienze da Musa

Ringrazio le ragazze VIA Gra per aver esemplificato in modo così lucido l’argomento. Oggi continueremo da un secondo loro video e dalla canzone per indagare le prime esperienze che di una musa fanno una Musa.

In Come nasce una Musa abbiamo visto la genesi, ora ci occuperemo della crescita.

Le tre splendide Muse sono andate incontro al marinaio baffuto con fiducia ed entusiasmo, piene di curiosità e qualche resistenza. In questa fase il marinaio finalmente si connota e scopriamo un iconico Artista polimusico.

Tolti gli abiti della transizione, spogliate delle apparenze, le Muse sprigionano il loro potenziale ispirativo: sono apprezzate, valorizzate e la loro consapevolezza cresce, trasformandole in ispiratrici potenti.

Ispirare dilata i polmoni, modifica la percezione di se stesse e fa bene alla salute (indubbiamente). Non vi sono particolari richieste, sono finiti i tempi delle recriminazioni e ancora lontani a venire quelli delle rivendicazioni. L’oggi è una scoperta fantastica e un Artista polimusico può dove altri hanno fallito.

Gustiamoci allora questo video così ben centrato sull’argomento. Il testo non potrà che arricchire il corpus argomentativo, pur mostrandoci un Artista stupefatto del suo essere polimusico.

La discussione è aperta!

Buona visione!

Valery Meladze e Via Gra – Океан и три реки
Oceano e tre fiumi
[Припев] Вела меня от юга и до севера / Дорога по неведомым краям / Менялся мир, чего в нём только не было /
А три реки впадали в океан /
[Куплет 1: Валерий Меладзе & Виа Гра] Послушай, это не долго, и беги себе, беги / Слушаю, слушаю, слушаю жадно / Не спеша, не дыша и деликатно / Из неба смело и гордо вытекали три реки / Неверо-неверо-невероятно / Круто, но путано и непонятно / Одна река была как белый день / Другая чёрная как ночь / А волны третьей были пламенем / Но ожидало их одно /
[Припев] Вела меня от юга и до севера / Дорога по неведомым краям / Менялся мир, чего в нём только не было /
А три реки впадали в океан /
[Куплет 2: Валерий Меладзе & Виа Гра] Послушай, это не долго, наблюдение моряка / Слушаю, слушаю, слушаю жадно / Не спеша, не дыша и деликатно / Все реки, рано ли поздно, попадают в океан / Неверо-неверо-невероятно / Круто, но путано и непонятно / Одна река была как белый день / Другая чёрная как ночь / А волны третьей были пламенем / Но ожидало их одно/
[Припев] Вела меня от юга и до севера / Дорога по неведомым краям / Менялся мир, чего в нём только не было /
А три реки впадали в океан /
[Припев] Вела меня от юга и до севера / Дорога по неведомым краям / Менялся мир, чего в нём только не было /
А три реки впадали в океан /

[Coro] La strada mi ha portato da sud a nord / La strada attraverso terre sconosciute / Il mondo stava cambiando, quello che non c’era in esso. Tre fiumi che sfociano nell’oceano.
[Couplet 1: Valery Meladze & Via Gra] Ascolta, non ci vuole molto, e corri, corri / Ascolto, ascolto, ascolto avidamente / Lentamente, senza respirare e delicatamente / Dal cielo, tre fiumi scorrevano audaci e orgogliosi / Mai-mai-mai-mai-mai / Freschi, ma confusi e poco chiari / Un fiume era come un giorno bianco / Un altro nero come la notte / E il terzo era una fiamma / Ma uno li aspettava /
[Coro] La strada mi ha portato da sud a nord / La strada attraverso terre sconosciute / Il mondo stava cambiando, quello che non c’era in esso. Tre fiumi che sfociano nell’oceano.
[Couplet 2: Valery Meladze & Via Gra] Ascolta, non ci vuole molto, osservazione del marinaio / Ascoltando, ascoltando, ascoltando avidamente / Senza fretta, senza respirare e delicatamente / Tutti i fiumi, prima o poi, cadono nell’oceano / Non credere mai / Fresco, ma confuso e poco chiaro / Un fiume era come il giorno bianco / Un altro nero come la notte / E le onde del terzo era la vampata / Ma uno li aspetta.
[Coro] La strada mi ha portato da sud a nord / La strada attraverso terre sconosciute / Il mondo stava cambiando, quello che non c’era in esso. Tre fiumi che sfociano nell’oceano
[Coro] La strada mi ha portato da sud a nord / La strada attraverso terre sconosciute / Il mondo stava cambiando, quello che non c’era in esso. Tre fiumi che sfociano nell’oceano
Tradotto con http://www.DeepL.com/Translator (versione gratuita)

Qui sotto il video musicale che precede narrativamente.

VIA Gra –
У меня появился другой (U Menya Poyavilsya Drugoy)
Ne ho un altro

Ничего не предвещало, вроде бы
Non sembrava che stesse per succedere qualcosa.
А теперь не понимаю – быть или не быть?
E ora non capisco: essere o non essere?
Почему не совпадает, в чём секрет?
Perché non corrisponde, qual è il segreto?
То тебя уже нету, то меня ещё нет
Tu te ne sei andato, io me ne sono andata
Я сегодня словно между двух огней
Sono in mezzo al nulla
Или на краю обрыва, если быть точней

O sul bordo di un precipizio, per essere esatti
Не забудь свой зонтик, милый, будет дождь

Non dimenticare il tuo ombrello, tesoro, sta per piovere
Я тебе намекаю, а ты никак не поймёшь

Sto alludendo a te, ma non lo capisci.
 
У меня появился другой

Ne ho un altro (3 volte)

Ты просил найти выход. а выход только такой

Hai chiesto una via d’uscita e questa è l’unica via d’uscita (2 volte)
  
Это стало понятно мгновенно, я просил говорить откровенно

Era subito chiaro, ho chiesto di parlare francamente
Тебе поверил, но это было, видимо, зря

Ti ho creduto, ma probabilmente è stato per niente
Не надо выдумывать факты – стоп, хватит

Non inventare fatti, stop, fermati.
Твои клятвы были напрасными, снимем маски – выход один

I tuoi voti sono stati vani, togliamo le nostre maschere, c’è solo una via d’uscita.
Но слух о том, что ушёл к другой – это не сказка

Ma la voce che mi hai lasciato per un altro non è una favola.
Это не было ошибкой глупою

Non è stato uno stupido errore
Я тебя отвергаю, а себя боюсь

Ti rifiuto e ho paura di me stesso
Знаю, худшее лекарство – это ложь

So che la peggiore medicina è una bugia
Я тебе намекаю, а ты никак не поймёшь

Sto alludendo a te, ma non lo capisci.
 
У меня появился другой

Ne ho un altro (3 volte)

Ты просил найти выход. а выход только такой
Hai chiesto una via d’uscita e questa è l’unica via d’uscita (2 volte)
 
Ты просил найти выход…

Hai chiesto una via d’uscita…
 
У меня появился другой

Ne ho un altro (3 volte)

Ты просил найти выход. а выход только такой

Hai chiesto una via d’uscita e questa è l’unica via d’uscita

(Tradotto con Deepl.com)

Cose da Muse – Continua a dedicarmi liriche chiamandomi con il nome della ex-moglie.

immagine presa da qui

Continuiamo dalle testimonianze raccolte.

4) Continua a dedicarmi liriche chiamandomi con il nome della ex-moglie.

IL NOME ERRATO

Santissimo Ragazzo, ma, ma, ma!

Non si sorride davanti al nome errato, non si nicchia, non si sorvola perché solo voi sapete quanta acidità di stomaco provochi, quindi, prevenire l’ulcera è prioritario. La Musa qui non può lasciar correre. È indispensabile una strigliata con la spazzola dai denti di ferro.

Pretendete di essere chiamate per nome ogni volta che vi rivolge la parola. L’alternativa è l’uso della succinta frase, terribile da sentirsi porre, “come mi chiamo io?” spruzzata a pioggia sulle conversazioni.

(Terribile, sì, anche sfiancante, ma funziona.)


I vostri suggerimenti

eleonorabergonti – … e la prossima volta che la Musa si sente chiamare con il nome dell’ex lei, per pareggiare i conti, dovrebbe chiamare il suo lui non solo con il nome dell’ultimo ex ma anche con quello prima ancora e prima ancora, ecc.

silvia Sì….magari far finta di dormire e dire il nome di un altro….oppure se lo si fa sul più bello è ancora meglio.

unallegropessimista – Mai chiamato per nome dolce consorte.

KikkakonekkaErrore classico, sia da parte di “lui” che da parte di “lei”.
Per questo motivo ci si chiama con vezzeggiativi tipo “tesoro” “stellina” “amorino” etc…

Sportello Aiuto Muse risponde! – 2

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immagine presa da qui

Nina ha posto una questione non da poco, come visto in Nina chiama Endy: S.O.S. MUSA. Lo Sportello Aiuto Muse si è dunque attivato (ok, con il suo tempo).

Rivediamo la lettera giunta da Nea: NuovaEcologiaArtistica.


“Carissima,

trovo che il tuo team di ricerca musalogica abbia, adesso più che mai, bisogno di una cellula specifica per aiutare le Muse in difficoltà.

Certo, già c’è un gruppo di esperti che si occupa di prestare sostegno psicologico alle sedotte e abbandonate, alle rifiutate, alle dimenticate, alle sacrificate.

Non parlo solo a nome mio, ci mancherebbe! Ma esiste un’altra categoria, un’intera razza, sconosciuta ai più. Ed è quella della Musa Negata, cui viene strappato letteralmente l’impulso poetico, la lirica più aulica, salvo appropriarsene con noncurante piglio d’ingratitudine, relegando la poverella tra quattro display luminosi, vittima innocente (e che sia innocente è fuori di dubbio!) di ingiusto autismo selettivo.

È ora di dire basta!

Agiamo ora, prima che sia troppo tardi!”

Nina&Sabine – Nina chiama Endy: S.O.S. MUSA — Nea: NuovaEcologiaArtistica

Ringraziamo Nina&Sabine per averci ricordato l’esistenza della MUSA NEGATA.

Musa Negata

Come giustamente afferma, alla Musa Negata “viene strappato letteralmente l’impulso poetico, la lirica più aulica“, infatti ella non è riconosciuta in quanto Musa.

L’esperienza non è rara, anche se ogni Musa in cuor suo tende a dimenticarsene con minore o maggior fatica, essa coincide con una forma di annullamento. L’Artista rifiuta di corrisponderci nel nostro desiderio di essergli Musa.

La prima motivata reazione è certamente un: come osa?
La seconda è: ma siamo matti?
La terza è: vediamo se…
La quarta è certamente il solito sonoro: ma vaffanculo!

Tra la prima e la quarta reazione possono trascorrere dai 20 minuti ai 20 anni, in base al carattere.

Io consiglio sempre il risolutivo non mi merita, avanti il prossimo, ma capisco che talvolta il puntiglio possa farsi prepotente e mutare in sfida. Ecco allora il tentativo di trasformare l’Artista in Muso, correndo il rischio che questi possa, cito ancora, “… appropriarsene con noncurante piglio d’ingratitudine, relegando la poverella tra quattro display luminosi, vittima innocente (e che sia innocente è fuori di dubbio!) di ingiusto autismo selettivo.

Eh sì, talvolta l’Artista si può comunque lasciar ispirare dalla Musa Negata, ma non a vantaggio della Musa.

Ove non vi sia corrispondenza, però, è chiaro che a nulla valga il tempo speso a cercarla o a crearla, si rischia di minare alla base il proprio stato di Musa e, con esso, le certezze costruite in anni di onorevole attività ispirativa. Non che il dubbio nuoccia, intendiamoci, ogni buon dubbio serve a migliorarci, ma lo spiffero sul copino prima o poi una cervicale la provoca.

Limitare i danni

Quindi che fare se la cosa si trascina?

INCAPONIRSI A TEMPO DETERMINATO.

Ogni volta che l’Artista ci pungola con la sua mancanza di attenzioni, dedichiamogli un tempo tot, tipo 10 minuti, per diminuire poi quel tempo ogni volta che il pensiero si sposta a lui.

Se l’Artista non cambia, dobbiamo cambiare il nostro modo di pensarlo, per evitarci danni.

Ogni Musa non può restare appesa al filo di una sola e unica fonte di considerazione: non può! Ha un compito alto che la chiama all’ordine.

La priorità della missione

Essere Muse, sia pur transitoriamente Negate, implica responsabilità, quelle di ispirare degnamente gli Artisti (e di essere riconosciute pubblicamente in quanto Muse).

L’Arte non si crea da sola, due sono i fautori dell’Opera: la Musa e l’Artista. Se la Musa è sfiduciata, l’Opera ne risentirà.

Di Muso in Musa

Quesito: c’è un Muso, c’è una Artista che si lascia ispirare per la sua Opera, c’è una Artista (ok, facciamo finta) che si lascia ispirare dalla Artista e quindi la trasforma in Musa… di cosa stiamo parlando?

Non lo so, il quesito è aperto, ma il risultato è questo.


@didiluce ha scattato attimi che trovo di un’infinita serena intimità. La ringrazio per avermeli concessi. Ringrazio anche il Muso per il rischio preso!
Ho provato ad aggiungere il testo.

Buona visione e buona lettura!


Dei

Ti ricordi quando il mondo tra le mani era perfetto? Ancora piccolo, ma grandioso e alla nostra portata. Sfera che rifletteva sogni, vi si nutriva, e noi pure. Beati, lì, rapiti, a giocare agli Dei.

Fotografia di @didiluce photo blog

Poi abbiamo alzato lo sguardo, ricordi? Attirati finalmente dall’intorno. La natura ci ha soffocati di bellezza e il mondo si è schiacciato ai poli.

Fotografia di @didiluce photo blog

E poi noi. Sai. Ci siamo visti strani, per la prima volta. Senza capire abbiamo mescolato tutto, anche i nostri profili. E non c’è stata gioia più grande. E il mondo ha inclinato l’asse.

Fotografia di @didiluce photo blog

Ti ricordi poi come andò? Mi senti? Ricordi come andò poi?

La Musa crea (DB)

Quando la Musa crea lo fa alla grande.

È il caso di DB, che ha donato nei commenti questa sua lirica, generosamente.


somiglio a te

Sono io che somiglio a te
Ho tuoi modi scorbutici.
Che non perdiamo mai il punto e
andiamo a capo.
Caparbia donna di un’epoca diversa
eppure nei tuoi occhi il guizzo di modernità
delle donne sessantottine e delle donne libere.
Stabile come il Sasso che ti ha vista crescere.
Pronta a combattere con la lingua e le mani,
pronta ad amare, a perdonare.
Leonessa dal cuore gentile.
Da ora in poi un passo alla volta,
un giorno dopo l’altro, ci arriveremo insieme,
perché è questo che mi hai insegnato:
l’amore è presenza che basta a se stessa.

BD

Anzio 25 gennaio 2021

somiglio a te — parole e basta

La solitudine della Musa – 4) E poi la Musa crea

Edward Hopper, Morning Sun, 1923 (da qui)

Ringrazio Luisa Zambrotta per questo nuovo spaccato sulla solitudine della Musa!

 […]

Solitude — words and music and stories

Solitude

American poet Ella Wheeler Wilcox was born on 5 November 1850

Her best-known work was “Solitude”, famous for its opening lines:
Laugh, and the world laughs with you;
Weep, and you weep alone.

These lines have often been ridiculed but even her detractors have to admit that ‘Solitude’ remains successful as a piece of poetry about loneliness.

Anthony Burgess, author of the dystopian satire A Clockwork Orange, rewrote these lines as “Laugh and the world laughs with you, snore and you sleep alone.”
This quotation comes from Inside Mr Enderby the first volume of the Enderby series, a quartet of comic novels about a ‘professional’ poet full of old bar wisdom.

Ella Wheeler Wilcox was inspired to write this poem in 1833 , while she was going to attend the Governor’s inaugural ball in Madison, Wisconsin. On the train, she noticed a young woman dressed in black who was crying. She sat next to her and sought to comfort her for the rest of the journey.
When the poet recalled the sorrowful widow, short after her arrival, she wrote the opening lines of “Solitude”:

Laugh, and the world laughs with you;
Weep, and you weep alone;
For the sad old earth must borrow its mirth,
But has trouble enough of its own.
Sing, and the hills will answer;
Sigh, it is lost on the air;
The echoes bound to a joyful sound,
But shrink from voicing care.

Rejoice, and men will seek you;
Grieve, and they turn and go;
They want full measure of all your pleasure,
But they do not need your woe.
Be glad, and your friends are many;
Be sad, and you lose them all,—
There are none to decline your nectared wine,
But alone you must drink life’s gall.

Feast, and your halls are crowded;
Fast, and the world goes by.
Succeed and give, and it helps you live,
But no man can help you die.
There is room in the halls of pleasure
For a large and lordly train,
But one by one we must all file on
Through the narrow aisles of pain.

Edward Hopper, Morning Sun, 1923 (da qui)

L’opera più nota della poetessa americana Ella Wheeler Wilcox, nata il 5 novembre 1850, è “Solitudine”, famosa per i suoi versi di apertura:
“Ridi ed il mondo riderà con te;
piangi, e piangerai da solo.”

Questi versi sono stati spesso messi in ridicolo, ma anche i suoi detrattori devono ammettere che “Solitudine” rimane una bella poesia sull’argomento.

Anche Anthony Burgess, autore della satira distopica “Arancia meccanica”, riscrisse i due famosi versi trasformandoli in “Ridi e il mondo riderà con te, russa e dormirai da solo”.
Questa citazione proviene da “Inside Mr Enderby” il primo volume della serie Enderby, quattro romanzi comici il cui protagonista, Enderby, è un poeta “professionista” pieno di saggezza da bar.

Ella Wheeler Wilcox fu ispirata a scrivere questa poesia nel 1833, mentre stava per partecipare al ballo inaugurale del Governatore a Madison, Wisconsin. Durante il viaggio in treno, notò una giovane donna vestita di nero che stava piangendo. Si sedette accanto a lei e cercò di confortarla per il resto del viaggio.
Ricordando la vedova addolorata, al suo arrivo, la poetessa scrisse l’inizio di “Solitudine”:

Ridi e il mondo riderà con te,
piangi, e piangerai da solo.
Perché il vecchio mondo prende a prestito la gioia
ma ha già abbastanza problemi per conto suo.
Canta, e le colline risponderanno,
singhiozza, e i gemiti nell’aria si sperderanno
L’eco ama i suoni contenti,
ma non dà voce ai lamenti.

Rallegrati e gli uomini ti cercheranno,
rattristati, e la schiena ti volteranno.
Poiché gradiscono la pienezza del tuo piacere,
ma non sanno che farsene del tuo dolore.
Sii felice, e molti amici avrai;
sii triste, e tutti li perderai.
Se nessuno ricusa il tuo vino delizioso,
resterai da solo a bere il fiele della vita.

Fa’ festa, e la tua casa si riempirà,
digiuna, e la gente ti disdegnerà.
L’esser famoso e generoso ti aiuterà a vivere,
ma nessuno potrà aiutarti a morire.
C’è spazio nelle sale del piacere
per un lungo corteo di persone.
Ma da soli ci dobbiamo incolonnare
se del dolore gli stretti corridoi son da attraversare.

(trad: L.Z.)


La solitudine della Musa – 1) spunti di riflessione

La solitudine della Musa – 2) l’articolo di Luisa Zambrotta

La solitudine della Musa – 3) L’approfondimento

Nina chiama Endy: S.O.S. MUSA — Nea: NuovaEcologiaArtistica

“Carissima,

trovo che il tuo team di ricerca musalogica abbia, adesso più che mai, bisogno di una cellula specifica per aiutare le Muse in difficoltà.

Certo, già c’è un gruppo di esperti che si occupa di prestare sostegno psicologico alle sedotte e abbandonate, alle rifiutate, alle dimenticate, alle sacrificate.

Non parlo solo a nome mio, ci mancherebbe! Ma esiste un’altra categoria, un’intera razza, sconosciuta ai più. Ed è quella della Musa Negata, cui viene strappato letteralmente l’impulso poetico, la lirica più aulica, salvo appropriarsene con noncurante piglio d’ingratitudine, relegando la poverella tra quattro display luminosi, vittima innocente (e che sia innocente è fuori di dubbio!) di ingiusto autismo selettivo.

È ora di dire basta!

Agiamo ora, prima che sia troppo tardi!

Nina&Sabine”

, […]

Nina chiama Endy: S.O.S. MUSA — Nea: NuovaEcologiaArtistica

Come nasce una Musa

Ringrazio le ragazze VIA Gra per aver esemplificato in modo così lucido l’argomento. Oggi infatti partiremo dal loro video e dalla canzone per indagare come nasca una Musa.

Abbiamo tre splendide Muse, variamente impegnate, non particolarmente felici. Trascurate fino alle inevitabili conseguenze.

Quindi, come nasce una Musa?
In realtà non in moltissimi modi.

Certamente uno è quello indicato dal video: ci dice che una Musa nasce da una delusione prima e da una forma di emancipazione poi. Così il testo.

La discussione è aperta!

(È però curioso notare un paio di cose del video:
– prima di diventare Muse le tre donne vanno incontro a un fantomatico Capitano (forse un Artista polimusico?);
– la V di VIA Gra, al termine del video, è molto simile a una M di Muse!)

Buona visione!

VIA Gra –
У меня появился другой (U Menya Poyavilsya Drugoy)
Ne ho un altro

Ничего не предвещало, вроде бы
Non sembrava che stesse per succedere qualcosa.
А теперь не понимаю – быть или не быть?
E ora non capisco: essere o non essere?
Почему не совпадает, в чём секрет?
Perché non corrisponde, qual è il segreto?
То тебя уже нету, то меня ещё нет
Tu te ne sei andato, io me ne sono andata
Я сегодня словно между двух огней
Sono in mezzo al nulla
Или на краю обрыва, если быть точней

O sul bordo di un precipizio, per essere esatti
Не забудь свой зонтик, милый, будет дождь

Non dimenticare il tuo ombrello, tesoro, sta per piovere
Я тебе намекаю, а ты никак не поймёшь

Sto alludendo a te, ma non lo capisci.
 
У меня появился другой

Ne ho un altro (3 volte)

Ты просил найти выход. а выход только такой

Hai chiesto una via d’uscita e questa è l’unica via d’uscita (2 volte)
  
Это стало понятно мгновенно, я просил говорить откровенно

Era subito chiaro, ho chiesto di parlare francamente
Тебе поверил, но это было, видимо, зря

Ti ho creduto, ma probabilmente è stato per niente
Не надо выдумывать факты – стоп, хватит

Non inventare fatti, stop, fermati.
Твои клятвы были напрасными, снимем маски – выход один

I tuoi voti sono stati vani, togliamo le nostre maschere, c’è solo una via d’uscita.
Но слух о том, что ушёл к другой – это не сказка

Ma la voce che mi hai lasciato per un altro non è una favola.
Это не было ошибкой глупою

Non è stato uno stupido errore
Я тебя отвергаю, а себя боюсь

Ti rifiuto e ho paura di me stesso
Знаю, худшее лекарство – это ложь

So che la peggiore medicina è una bugia
Я тебе намекаю, а ты никак не поймёшь

Sto alludendo a te, ma non lo capisci.
 
У меня появился другой

Ne ho un altro (3 volte)

Ты просил найти выход. а выход только такой
Hai chiesto una via d’uscita e questa è l’unica via d’uscita (2 volte)
 
Ты просил найти выход…

Hai chiesto una via d’uscita…
 
У меня появился другой

Ne ho un altro (3 volte)

Ты просил найти выход. а выход только такой

Hai chiesto una via d’uscita e questa è l’unica via d’uscita

(Tradotto con Deepl.com)

La solitudine della Musa – 3) L’approfondimento

immagine modificata endorsum

La solitudine della Musa è, come abbiamo visto qui e qui, un momento dai mille risvolti. Sintetizzando all’osso, c’è chi la vive male, chi la vive bene, c’è chi la evita. I motivi sono tutti sacrosanti e ovviamente non può esserci un giudizio di merito: è semplicemente così.

Quando però diventa uno stato di pesantezza esistenziale, e le muse sono ondivaghe in questo stato poiché la solitudine può anche essere un portato del ruolo dell’Inarrivabile (trattato qui), è sacrosanto cercare un modo per stare meglio.

Ma riprendiamo le domande poste, per orientarci.

LA SOLITUDINE DELLA MUSA

a) Cos’è?

Raffa ci dice che è un’amica, da abbracciare:

“Sicuramente andrò controcorrente, ma per me la solitudine non è qualcosa da evitare o da combattere, ma è un’amica, da abbracciare, da vivere, da centellinare, da godersi. Mi piace stare in mezzo alla gente, intendiamoci, non sono un orso, ma adoro anche stare da sola, avere tempo per me stessa e fare quello che mi va senza dover rendere conto a nessuno.”

Raffa

Personalmente trovo la definizione molto bella e di respiro, indica una via chiara.

silvia la considera un’evenienza migliore di altre situazioni:

Credo che la solitudine sia meglio di tanta “compagnia” anche per una musa 😉 

silvia

L’esperienza ci dice che questa è una Verità Assoluta.

@didiluce ammette la doppia natura della solitudine:

Cos’è? – una iattura o una opportunità? (opportunità)

@didiluce

La sua scelta è evidente e limpida, uno sprone e un bell’augurio.

Kikkakonekka ci ricorda che la solitudine della Musa è uno stato naturale:

La musa, come elemento di ispirazione, è per sua natura collocata in alto, inarrivabile, eterea.
Pertanto non mi meraviglia che molte figure ispiratrici abbiano vissuto vite condite dalla solitudine.

Kikkakonekka 

Sì, certamente è una condizione e averlo presente ci può aiutare ad affrontarla.

unallegropessimista inserisce l’elemento legato al carattere:

E’ caratteriale. Dipende molto da come stai con te stesso. ( io benissimo)

unallegropessimista

Non lo si può negare, il carattere è un dato che non è mai da escludere e aiuta a contestualizzare il fenomeno.

robertcday focalizza come la solitudine sia evitabile lavorando sulle sue precondizioni:

If this, that and the other then I would be lonely. There are pre-conditions to loneliness. I don’t encourage those preconditions.
(Se questo, quello e quell’altro allora sarei solo. Ci sono precondizioni alla solitudine. Io non incoraggio queste precondizioni.)

robertcday

Questo è lo sguardo analitico di chi sa cosa sia meglio per sé e come ottenerlo. Un ottimo spunto per il prosieguo.

Mi sento di aggiungere alla discussione: con l’avanzare degli anni la vita cambia, gli impegni diminuiscono e la solitudine può prendersi più spazi del previsto. Quindi la definirei dedita alla dieta yo-yo.

b) Come la si vive?

Sia che sia un’amica, un’evenienza migliore di altre, una iattura o un’opportunità, una condizione naturale e anche qualcosa da evitare, nonché una fissata con la dieta yo-yo, certamente la solitudine è vissuta in base al carattere.

Ma non solo, possono presentarsi comunque momenti di sconforto anche in chi è abituato a reagire positivamente alle situazioni. Non è un’onta, càpita, e non vi è colpa alcuna e nulla di sbagliato.

c) Che problemi crea?

Qui mi avvalgo della considerazione di @didiluce:

Che problemi crea? – se la si vive male credo creino un circolo vizioso se non si ha la forza di reagire (sono poco pratica in materia, personalmente trovo la solitudine molto stimolante)

@didiluce

Nemmeno io sono pratica, ma il ritiro sociale cercato o subito ha che fare con un senso di abbandono, o con una svalutazione di sé, anche solo temporaneamente.

Aggiungiamo i quasi due anni di paure legate ai contatti socialmente significativi, in cui ci sono stati imposti atteggiamenti limitanti il normale vivere con gli altri (cari compresi), e il quadro è compiuto.

Siamo animali sociali (non sempre e chi più e chi meno) e la mancanza dell’altro, il sentirsi inutili, non considerati, talvolta colpevoli (per cosa poi?), possono portare a un abbattimento vero.

d) Come viverla al meglio?

Limitandola, se la si soffre molto, riscoprendo il piacere delle interazioni, anche le più semplici e disimpegnate.

Riempiendola di gesti, curiosità, piacevolezza, interessi. (TIPS TO OVERCOME LONELINESS di Luisa Zambrotta è un utile contenitore di consigli!)

Discutendone, per tenerne monitorato lo spessore e per mettersi in relazione agli altri parlandone.

Rendendola Musa a sua volta, sì, fonte di ispirazione, argomento, poiché prendendovi cura di lei vi prenderete cura di voi.

E poi sicuramente:

Ritorno su quanto scritto da @didiluce:

Come viverla al meglio? – i consigli che Luisa propone nel suo post trovo siano ottimi e parlarne è il primo passo per non subire la solitudine però penso che creare o ballare in salotto con la musica a palla male non faccia, anzi  🙂

@didiluce

Ricordando però anche la soluzione di Raffa:

“… per me la solitudine non è qualcosa da evitare o da combattere, ma un’amica, da abbracciare, da vivere, da centellinare, da godersi.

Raffa

L’attenzione alle precondizioni suggerita da robertcday:

“…There are pre-conditions to loneliness. I don’t encourage those preconditions.”
(“…Ci sono precondizioni alla solitudine. Io non incoraggio queste precondizioni.”)

robertcday


Ringrazio:
Luisa Zambrotta, Raffa, silvia, @didiluce, Kikkakonekka, unallegropessimista, robertcday.


La solitudine della Musa – 1) spunti di riflessione

La solitudine della Musa – 2) l’articolo di Luisa Zambrotta

La solitudine della Musa – 2) l’articolo di Luisa Zambrotta

Edward Hopper, Morning Sun, 1923 (da qui)

Avrei dovuto farlo prima, riportare qui l’articolo di Luisa Zambrotta per intero, in modo da avere la base dalla quale partire e dalla quale spostarsi, se necessario.

I primi commenti su La solitudine della Musa – 1) spunti di riflessione ci restituiscono un buon rapporto delle Muse con la solitudine, ma qualche consiglio extra non può certo far male.

Chiunque abbia da aggiungere suggerimenti alla lista non si faccia scrupoli, anche quelli meno ortodossi sono ben accetti… siamo Muse!


Autrice: Luisa Zambrotta

TIPS TO OVERCOME LONELINESS – CONSIGLI PER SUPERARE LA SOLITUDINE

I published this post some years ago. Since in this these last few days I’m writing a lot about loneliness I would like to propose it again, , especially for myself, adding the Italian translation.

Ho pubblicato questo post qualche anno fa, e visto che in questi ultimi giorni sto scrivendo molto sulla solitudine vorrei riproporlo, soprattutto per me, aggiungendo la traduzione italiana.

SUGGERIMENTI PER SUPERARE LA SOLITUDINE

Parla alla gente

Uno studio psicologico ha scoperto che gli estranei dello stesso sesso sentono una crescente affinità tra di loro dopo ogni conversazione. Non esitare a parlare con le persone: se sei sinceramente interessato a loro è probabile che ricambino il tuo sentimento.

Va’ al ristorante

Regalati una cena di tre portate in un ristorante: se porti fuori te stesso, sicuramente andrai in un posto che ti piace davvero senza aspettare che siano gli altri a decidere.

Partecipa a riunioni, conferenze

Ci sono molte possibilità, quindi è impossibile non trovare qualcosa di tuo gradimento. Incontrerai nuove persone e potresti fare nuove amicizie.

Guarda un film

Guarda un film da solo o assieme ad alcuni amici. L’importante è che ti immerga in una storia interessante che cancellerà i tuoi pensieri cupi.

Fa’ volontario

Concentrarsi sui bisogni degli altri allontana la mente dai pensieri tristi. È impossibile sentirsi soli quando aiuti i meno fortunati (e questo ti colmerà anche di immensa gratitudine).

Adotta un animale domestico

Un gatto o un cane è un amico pelosetto che ti tirerà su di morale. L’allegria degli animali domestici (e anche la fatica di educarli) ti farà dimenticare i tuoi problemi.

Leggi un libro

Non un libro su come smettere di sentirsi soli perché se leggi un manuale di autoaiuto quando ti senti infelice ti farà sentire ancor peggio. Leggi invece un buon romanzo e perditi in una bella trama.

Fa’ un bagno

Fa’ un bel bagno di schiuma, lungo e rilassante, così da goderti il tempo da solo senza annegare nell’autocommiserazione. Potresti anche portare con te un bicchiere di vino, cioccolatini e riviste.

Esci per una passeggiata o per una corsa veloce

È scientificamente provato che la corsa rende più felici, ma anche 30 minuti di camminata possono migliorare immediatamente l’umore.

Prendi un caffè

Va’ in un bar e inizia a parlare con qualcuno. Non preoccuparti se non sei bravo con le chiacchiere, perché probabilmente non vedrai più quella persona.

Ascolta le tue canzoni preferite

Mentre ascolti la tua canzone preferita, puoi anche ballare. Se ti senti solo perché sei fisicamente solo, cogli l’occasione per fare le cose che si possono fare solo quando si è da soli, come ballare nudo o saltare sul letto. Questo potrebbe donarti una bella risata.

Scatta fotografie

Prendi una macchina fotografica, poi esci e inizia a scattare belle foto alle cose intorno a te. Un tramonto, un cane che abbaia o un bambino che ride: riempire la vita di cose belle può distogliere la mente dalla solitudine.

Guarda vecchie foto

Prepara degli snack o del tè e delle tartine e ricorda i bei vecchi tempi insieme a un amico o un parente. Ricordare i tuoi momenti catturati dalla macchina fotografica riempirà di bei ricordi e scaccerà la solitudine.

Va’ in palestra

Frequenta corsi divertenti. Non ha importanza il tipo di esercizio: l’importante è mettersi in movimento, provando qualcosa di nuovo in un gruppo che può essere un ambiente di supporto.

Inizia un diario della gratitudine

Scrivi ogni sera, prima di andare a letto, cinque cose per cui sei grato e se non sai per cosa essere grato, scrivi semplicemente ciò che senti.

Organizza una vacanza

Pianificare una vacanza sconfiggerà la solitudine. Cercare voli, hotel e così via aumenterà il buonumore e distoglierà la mente dai pensieri negativi. Non è necessario effettuare realmente la prenotazione del viaggio, a volte è sufficiente l’atto di pianificarne uno.

Crea qualcosa

Non avere niente da fare è qualcosa che annoia, quindi tieniti occupato! Prova una nuova ricetta, prepara una torta, completa un progetto di fai-da-te. Oppure preparati un pasto sfizioso, da consumare a lume di candela.

Riordina l’armadio

E dona in beneficenza tutti i vestiti che non ti fanno sentire felice e in forma.

Pratica JOMO (Joy Of Missing Out : la gioia di restare fuori)

I social media sono utili, ma potrebbero essere negativi a seconda di come vengono usati. Se si continua a scorrere su Facebook, WhatsApp invece di parlare con chi è vicino, o scattare una foto di tutto ciò che si mangia invece di assaporarlo, allora è il momento di provare la gioia di restare fuori (JOMO – l’opposto di FOMO, che è il terrore di restare fuori). Questo digital detox ti permetterà di goderti il tempo da solo, senza la necessità di essere costantemente “al corrente”, scollegandoti da e-mail, messaggi, social network, ecc. e coltivando il tuo rapporto con il tuo te stesso.

…. cos’altro?

Pat (https://equipsblog.wordpress.com/) has kindly added these suggestions:
Pat (https://equipsblog.wordpress.com/) ha gentilmente aggiunto questi suggerimenti:

Take your little dog for a walk.
Porta il tuo cagnolino a fare una passeggiata.

Take a train ride and flirt with a stranger.
Fai un giro in treno e flirta con uno sconosciuto.

Connect with an old friend you’ve been meaning to look up.
Connettiti con un vecchio amico che hai intenzione di cercare.

Drink a bit too much wine ( don’t drive) and enjoy a gentle period of frivolity.
Bevi un po’ troppo vino (non guidare) e goditi un delicato periodo di frivolezza.

Treat yourself to a bit of retail therapy.
Concediti un po’ di shopping terapeutico.

Help someone less fortunate than you.
Aiuta qualcuno meno fortunato di te.

Keep fighting the good fight. 🙏🌹🌈💐🥳
Continua a combattere la buona battaglia. 🙏🌹🌈💐🥳


La solitudine della Musa – 1) spunti di riflessione

La solitudine della Musa – 3) L’approfondimento

Muse!

Cosa sto preparando?

Grazie alle stupende e talentuose ragazze VIA Gra – eh, mai nome fu più programmatico – inizia un nuovo filone d’indagine sulle Muse.

Queste incantevoli Muse (dall’Ucraina con furore!) ci accompagneranno durante le prossime trattazioni, avendo prima di me affrontato alcuni temi di fondamentale importanza.

Nulla sarà più come prima!

E nel frattempo consiglio lo studio della biologia e dell’anatomia.


(Immagino non noterete l’accordo armonico delle voci, ma sappiate che anche quello è splendido.)

VIA Gra – Biology (in fondo all’articolo troverete il testo della canzone.)

Per le persone più attente…

Essere fisionomisti è una dote che qualcuno ha. Il video ha prodotto una sensazione di già visto?
Ottimo! La risposta è , la percezione è corretta: nell’ 8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (7) ho avuto modo di presentarvi Vera Brežneva.
Ve la ripropongo.


Testo della canzone биология/biologia

Оглянутся, пригнутся не успела / Популярность, как буря, налетела / Моё юное тело у страны захотело / Боже, как это всё мне надоело / Что не слово, то водопады мести / Что не особь, то руки не на месте / Сердце требует мести, даже лет через двести / Это время я не забуду если, если
[Предприпев]
Не забуду если, если
Не забуду если, если
Не забуду если, если, если
Живу!
[Припев]
Биология, биология, биология
Анатомия, изучи её до конца
Биология, биология, биология
Анатомия
И хотелось бы, но нельзя
[Куплет 2]
Топ модели завидуют карьере / Опасаются жёны миллионеров / Папарацци засели у меня на постели / Боже, как это всё мне надоело / Все подруги когда приходят в гости / Бутербродами давятся от злости / Сердце требует мести, даже лет через двести / Это время я не забуду если …

TRADUZIONE FINALE (di DeCa)

Guardati indietro, non abbiamo tempo per essere normali /La popolarità, come una tempesta, volò /Il mio giovane corpo voleva rimanere tranquillo/Dio, quanto siamo stanche di tutto questo /Che non è solo una parola, che prevede vendetta /E ciò che non è speciale, allora è fuori posto /Il cuore chiederà vendetta anche tra duecento anni /Questa volta non dimenticherò se, se[Pre-ritornello]Non dimenticherò se, se

Non dimenticherò se, se Non dimenticherò se, se, seVivo![Coro]Biologia, biologia, biologia Anatomia, studiala fino in fondo Biologia, biologia, biologia Anatomia

E vorrei, ma non posso[Verso 2]Le top model sono gelose delle loro carriere /Hanno paura delle mogli dei milionari /I paparazzi ci seguivano anche nel nostro letto /Dio, quanto siamo stanche di tutto questo /Tutti i miei amici quando vengono a trovarci /Sono ripieni di rabbia come panini/Il cuore chiede vendetta, anche tra duecento anni /Questa volta non dimenticherò se un…

TRADUZIONE INTERMEDIA (di zoppaz (antonio zoppetti)

Non ho tempo per guardare indietro, non ho tempo per abbassarmi / La popolarità, come una tempesta, è arrivata / Il mio giovane corpo voleva / Dio, come mi ha dato fastidio / Ogni parola, le cascate di vendetta / Ogni singola persona, le mani sono fuori posto / Il mio cuore esige vendetta, anche tra duecento anni / Non dimenticherò questa volta se, se[Pre-coro]Non dimenticherò se, se, se Non dimenticherò se, se, se Non dimenticherò se, se, se Vivrò![Coro]Biologia, biologia, biologia Anatomia, imparare tutto Biologia, biologia, biologia Anatomia

E vorrei poterlo fare, ma non posso[distico 2]Le top model sono gelose delle loro carriere # Le mogli dei milionari sono spaventate # I paparazzi sono sul mio letto # Dio, sono stufo di tutto questo # Tutte le mie ragazze quando vengono a trovarmi # Soffocano con i loro panini # Il mio cuore esige vendetta, anche tra duecento anni # Non dimenticherò mai questa volta se

(Tradotto con http://www.DeepL.com/Translator)

GRAZIE A TUTTI!

La solitudine della Musa – 1) spunti di riflessione

MIA MARTINI – Donna sola

L’argomento è stato proposto da Luisa Zambrotta, tra i commenti al suo bell’articolo TIPS TO OVERCOME LONELINESS (CONSIGLI PER SUPERARE LA SOLITUDINE).

Cito la risposta di Luisa:

luisa zambrotta

Grazie.
Sembrano semplici da mettere in pratica… poi dipende da un sacco di altri fattori riuscire a essere felici della propria solitudine. Chissà se le Muse hanno suggerimenti alternativi.
Buona domenica.


luisa zambrotta

Non posso non raccogliere il testimone e iniziare a ragionare con voi.
Metto qui qualche domanda per provare a mettere a fuoco la questione. Se tra le domande ce n’è una che stimola una risposta, questa diventerà il punto di partenza per lavorarci insieme.

Le prime domande che mi vengono in mente.

LA SOLITUDINE DELLA MUSA:

  • Cos’è?
  • Come la si vive?
  • Che problemi crea?
  • Come viverla al meglio?

Chiediamocelo. Rispondiamocelo. Richiediamocelo. Ririspondiamoci!


Discussione in corso

Raffa – Sicuramente andrò controcorrente, ma per me la solitudine non è qualcosa da evitare o da combattere, ma è un’amica, da abbracciare, da vivere, da centellinare, da godersi. Mi piace stare in mezzo alla gente, intendiamoci, non sono un orso, ma adoro anche stare da sola, avere tempo per me stessa e fare quello che mi va senza dover rendere conto a nessuno.

silvia – Credo che la solitudine sia meglio di tanta “compagnia” anche per una musa 😉

@didiluce – Cos’è? – una iattura o una opportunità? (opportunità)
Come la si vive? – io penso che dipende dalle due domande precedenti.

Che problemi crea? – se la si vive male credo creino un circolo vizioso se non si ha la forza di reagire (sono poco pratica in materia, personalmente trovo la solitudine molto stimolante)

Come viverla al meglio? – i consigli che Luisa propone nel suo post trovo siano ottimi e parlarne è il primo passo per non subire la solitudine però penso che creare o ballare in salotto con la musica a palla male non faccia, anzi  😀

Kikkakonekka – La musa, come elemento di ispirazione, è per sua natura collocata in alto, inarrivabile, eterea.
Pertanto non mi meraviglia che molte figure ispiratrici abbiano vissuto vite condite dalla solitudine.

unallegropessimista – E’ caratteriale. Dipende molto da come stai con te stesso. ( io benissimo)

robertcday – If this, that and the other then I would be lonely. There are pre-conditions to loneliness. I don’t encourage those preconditions.
(Se questo, quello e quell’altro allora sarei solo. Ci sono precondizioni alla solitudine. Io non incoraggio queste precondizioni.)


La solitudine della Musa – 2) l’articolo di Luisa Zambrotta

La solitudine della Musa – 3) L’approfondimento

Cose da Muse – Sono finita in un quadro astratto e non mi sono riconosciuta – Continua a rappresentarmi bionda: sono castana.

immagine presa da qui

Continuiamo dalle testimonianze raccolte.

3) Sono finita in un quadro astratto e non mi sono riconosciuta – Continua a rappresentarmi bionda: sono castana.

LA MANCATA COINCIDENZA DI ATTRIBUTI FISICI E MORALI.

Duole, fa male, sì, non è sbagliato sentire le urla del vostro piccolo Narciso interiore, egli ha tutte le ragioni del mondo!

Quando l’Artista esagera e vi proietta addosso un’immagine ideale lontana, troppo lontana, davvero lontana-lontana, ecco, il dubbio arriva.

Par brutto parlare di dubbi di fronte all’opera dell’Artista, ma non c’è alternativa. Di fronte alla mancata coincidenza di attributi fisici e addirittura morali (!), il dubbio è lecito e va esplicitato: hai cambiato musa?

Musi: una testimonianza!

Truman Capote (immagine endorsum)

Inauguriamo la sezione dedicata ai Musi con un’importante testimonianza!

Nell’articolo Cose da Muse – Una poesia, bella era bella, ma non ho capito nulla. è comparso un commento che non può non porci di fronte a una questione scottante: i Musi esistono, ispirano opere d’arte e vivono gli stessi (più o meno) problemi delle Muse.

Tutto il nostro appoggio e infinita comprensione ai Musi!
Qui troverete sempre un luogo di incontro, di discussione e di supporto.

Kikkakonekka –

Quand’ero giovane.

La morosa di allora fu lei a dedicarmi una breve poesia, poche righe.
Ma io restai basito, perché non capii un paio di termini che lei aveva scritto.

Feci un po’ una brutta figura, diciamolo.


Kikkakonekka –

Palette da matti: i musi

Inauguro la sezione Collaborazioni con questa parodia di Camelia Nina dell’articolo 8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (1).

Grazie Nina!


Autrice: Camelia Nina

Palette da matti: i musi

Dopo la lettura del piccolo manuale di sopravvivenza per Muse scritto egregiamente da Endy (e che potete trovare qui), ho pensato che in questi tempi di lotte per il conseguimento della parità, anche gli uomini meritano un occhio di particolare premura e considerazione.

Perché certe cose accadono a tutti. Indistintamente!

NB Questo articolo nasce come speCulare a quello di Endy, come già detto, ma gode di una sua esistenza autonoma e individuale. Per cui non so se e quando seguiranno. approfondimenti.

Buona lettura.

UOMI!
INUTILE GIRARCI ATTORNO, A QUALCUNO CAPITA, IN QUESTI LUOGHI INTERNETTIANI AMENI ANCHE A PIÙ DI QUALCUNO: SI DIVENTA “MUSI: I SPIRATI”. ADDENTRIAMOCI QUINDI NELLA MATERIA, ABBEVERIAMOCI ALLA CHIARA FONTE DELLA CONSAPEVOLEZZA E IMPARIAMO A VIVERE TALE FELICE STATO IN SERENA LEGGEREZZA.
INIZIA OGGI IL BREVE CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSI.

“Cantami o Divo
Di quel peloso Muso
L’irta barbetta che infiniti addusse lutti
ai Clitoridei. Molte (donne n.d.r.), anzi tempo all’Orco,
generose  inflataron (anglicismo) negli oboi,
O erano cani? O augelli? Orrido e infasto
lor pelo rasò (così per Giove!
l’alto consiglio anche sulla tempia), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
Tra il Prurito, l’ Artrite e il sivo  (arcaico per sporco) a mille.

Il muso è un veicolo per.
Un forma che attira.
Un abitacolo quando.
Un motore se.
Un’autoscuola, in ogni caso.
La voglia in movimento.
L’ispirazione.
Ma mai, dico mai, una destinazione!

1) VEICOLO: il muso è un veicolo per.
Portare in giro denti e lingua, nonché saliva (saliva indica proprio che è un nesso di trasporto!) in un tempo limitato. È, per così dire, il modo più agevole e veloce per.

2) FORMA: una forma che attira.
Ebbene sì, il muso è una forma della quale poco si indaga il contenuto. Riluce e attira, poiché lucido e riflettente. Riflette ciò che vi si proietta addosso. È uno specchio traslato. Come quello del cesso che denuncia sempre un wc in bella mostra.

3) ABITACOLO: un abitacolo quando.
Quando la vita è triste e cupa, piena di solitudini e frustrazioni, ecco che il muso diventa la giusta e perfetta espressione dell’esistenza.

4) MOTORE: un motore se.
Se il proprio motore è spompato, con all’attivo troppi chilometri macinati e vien meno la spinta propulsiva originale, ecco che il muso rappresenta l’ausiliario del traffico.

5) AUTOSCUOLA: un’autoscuola, in ogni caso.
Dire navescuola  pareva brutto e inappropriato, ma il concetto quello resta.

6) VOGLIA: la voglia in movimento.
Oh, sempre sia benedetta una voglia che si sveglia dai torpori del quotidiano! 

7) ISPIRAZIONE: l’ispirazione.
Ovvero la scintilla crativa, quell’essere divinità cratrice che si esplica non solo nel dar seguito a una progenie, ma nel generare “oggetti” nuovi e personali, talvolta baciati dall’anelito universale.

8) MAI LA DESTINAZIONE: mai, dico mai, la destinazione!
E qui siamo al vero nodo dolente. Il muso non è destinatario di amore, ne è solo la scusa per riscoprirlo.
Ma per ora, copriamolo.

CORRISPONDENZE TRA LE CARATTERISTICHE SUCCITATE, I MUSI E LE ARTI CUI SOVRINTENDONO

I musi

1) Musumeci —》 geografia
2) Aculodigallina —》geometria sacrale
3) Musone —》tragedia
4) Mustang —》 arti meccaniche
5) Duro —》 lirica accorata
6) Mousse (dialettale) —》 g-astronomia
7) Musetto —》 poesia amorosa, musica neomelodica e lirica meroliana
8) Museruola —》 commedia2019 o abbreviato c-19

Cose da Muse – Una poesia, bella era bella, ma non ho capito nulla.

Le Muse si raccontano. (immagine da qui)

Continuiamo dalle testimonianze raccolte.

2) Una poesia, bella era bella, ma non ho capito nulla.

LA MANCATA COMPRENSIONE DELL’OPERA

Oh, talvolta le parole, come le forme e le note, sono messe insieme con una logica molto personale. Sì, è come pensate… alla cazzo! La comprensione fugge, con il senso; sono di fatto una bella coppia (comprensione e senso) e quando scappano lo fanno alla grande, lasciandovi interdette.

Se della poesia non avete capito nulla, ma soprattutto quale è stato il vostro ruolo ispirativo (ma che cavolo c’entro io qui dentro?), non abbiate timori, non siete voi a essere ignoranti e stupide e non coltivate pudori inutili, ditelo: non ho capito!

Se ci cantano, poi ci ballano?

immagine presa da qui

Sul significato di “ci ballano” è interessante capire le diverse sfumature.

La mia interpretazione è: entrare in pista da ballo, esserci, partecipare, ma anche muovere le chiappe per dar vita a qualcosa di concreto.

Qualcosa cosa? A ciascuna il suo.

Mentre si coagulano gli spunti, propongo una raccolta di canzoni dedicate.

Chi più ne ha, più ne metta!

En?gma – Musa [Prod. By Wsht]
MARLENE KUNTZ – Musa
Afterhours – Musa di nessuno

Cose da Muse – Mi ha dedicato un racconto: bruttissimo.

Le Muse si raccontano. (immagine da qui)

Partiamo dalle testimonianze raccolte.

1) Mi ha dedicato un racconto: bruttissimo.

L’ABUSO DI BUONA CREANZA 

Sì, diciamolo, non tutto ciò che ispiriamo esce col buco e sì, diciamolo, a forza di compiacere l’artista si incorre in indicibili malori. La vostra buona creanza è un problema. Florida e bella, polposa come un frutto maturo, la buona creanza si presterà a essere fraintesa e violata, continuamente violata, in una parola: abusata.

Per quanto possa costare, non siate troppo entusiaste di fronte a un’arte brutta, è diseducativo per l’artista e non lo aiuterà a raggiungere le vette dell’Arte. Lo fate per l’Arte, l’Artista e per il vostro stato psico-fisico. Dite che è brutto!

Apertura cantiere neologismi!

Il cantiere è aperto!

Abbiamo una parola fornita da ilnoire ed è sprovvista di tutto… AIUTIAMOLA!

ANCHE LEI HA IL DIRITTO
DI POTER CONDURRE UNA VITA
DEGNA DI QUESTO NOME!

DOTIAMOLA DI SENSI,
SIGNIFICATI,
SIGNIFICANTI,
SIGNI INSOMMA!

QUANDO FINALMENTE FARÀ IL SUO INGRESSO
NEL BEL MONDO DEL VOCABOLARIO,
SARETE STATE E STATI VOI A RENDERLO POSSIBILE!

IL SUO GRAZIE VI RIEMPIRÀ DI GIOIA.

LA PAROLA È DOMICILIATA QUI

Cose da Muse

Le Muse si raccontano. (immagine da qui)

Raccolta testimonianze

  1. Mi ha dedicato un racconto: bruttissimo.
  2. Una poesia, bella era bella, ma non ho capito nulla.
  3. Sono finita in un quadro astratto e non mi sono trovata – Continua a rappresentarmi bionda: sono castana.
  4. Continua a dedicarmi liriche chiamandomi con il nome della ex-moglie.
  5. Mi chiama sempre “stellina” solo perché ogni tanto si confondeva e mi chiamava con il nome della ex. (Kikkakonekka)
  6. Mi ha dedicato una canzone riciclando un vecchio testo.
  7. Ha iniziato a chiedermi di mandargli immagini di parti del mio corpo per aiutare l’ispirazione.
  8. Non vuole che risponda ad altri maschi.
  9. A quanto pare devo avergli ispirato talmente tante vie di fuga che stavolta ha imboccato quella senza ritorno. (@draconide)
  10. Mi ha detto un mucchio di bugie.
  11. Gli ho detto un mucchio di bugie.
  12. Ho finito i complimenti, ne vuole sempre di nuovi o si offende.
  13. Ho scoperto che altre donne sono certissime che l’opera sia stata a loro dedicata.
  14. Mi corteggia in modo serrato e non so come arginare la cosa.
  15. Da quando ho accettato la videochiamata non mi dedica più nulla.
  16. Da quando ci siamo incontrati non mi dedica più nulla.
  17. Da quando glie l’ho data non mi dedica più nulla.
  18. Da quando non ho accettato di dargliela mi dedica cose terribili.
  19. Da quando non gliel’ho data mi dedica cose bellissime. (Camelia Nina)
  20. Continua a dedicarmi canzoni di Gigi D’Alessio. (Centoquarantadue)

La Musa è: un veicolo

immagine da qui

“La musa è un veicolo per.
Un forma che attira.
Un abitacolo quando.
Un motore se.
Un’autoscuola, in ogni caso.
La voglia in movimento.
L’ispirazione.
Ma mai, dico mai, una destinazione!”

endorsum

LA MUSA È

VEICOLO: la musa è un veicolo per.
Andare da qui a lì in un tempo limitato. È, per così dire, il modo più agevole e veloce per mettersi su una strada che porta a.
Dove porta? In infiniti luoghi, spesso tutti interni all’artista. Talvolta esterni come una mostra, una pubblicazione, un concerto, in ogni caso porta all’ammirazione di un pubblico più vasto.

FORMA: una forma che attira.
Ebbene sì, la musa è una forma della quale poco si indaga il contenuto. Riluce e attira, poiché lucida e riflettente. Riflette ciò che vi si proietta addosso. È uno specchio traslato.
Solo uno specchio? Sì, solo uno specchio utile alla conoscenza dell’artista stesso. Egli si conosce, ignorandovi totalmente. È un paradosso. Non importa con quanta dovizia di particolari descriva la piega del vostro sorriso, l’artista indaga unicamente le proprie capacità descrittive ed espressive e la gioia che ne deriva.

ABITACOLO: un abitacolo quando.
Quando la vita è triste e cupa, piena di solitudini e frustrazioni, ecco che la musa è il contenitore perfetto per abitare: è il sogno da alimentare e dal quale essere alimentati: un utero.
Un utero? Certamente, l’esperienzia primigenia, il luogo caldo e accogliente nel quale percepirsi esseri al sicuro. Che lo si voglia o meno, si è il dolce porto nel quale attendere il passaggio della tempesta, per poi ripartire più gagliardi e pimpanti che pria.

MOTORE: un motore se.
Se il proprio motore è spompato, con all’attivo troppi chilometri macinati e vien meno la spinta propulsiva originale, ecco che la musa rappresenta il motore ausiliario .
Cioè? Cioè l’artista ha la rara capacità di funzionare in modalità ibrida: quando il motore a benzina è a secco, parte quello elettrico, cerebrale, sinaptico, innescato dalla curiosità di provarsi su un nuovo oggetto di gioco: voi.

AUTOSCUOLA: un’autoscuola, in ogni caso.
Dire nave scuola pareva brutto e inappropriato, dato l’uso dell’immagine di un veicolo a 4 ruote, ma il concetto resta. Fatevene una ragione, in questi luoghi internettiani ameni la musa è una palestra.
Una palestra? Ovvio che sì, un luogo nel quale esercitarsi in prossimità di una sfida vera e concreta nella quale tutte le abilità messe in campo dovranno essere utilizzate al loro meglio.

VOGLIA: la voglia in movimento.
Oh, sempre sia benedetta una voglia che si sveglia dai torpori del quotidiano! Benché nascosta sotto strati e strati di arte bene o mal creata, la voglia fa capolino e certifica l’esistenza in vita dell’artista.
Una voglia sconcia? Sempre! Ma non c’è nulla di male in questo, è alla radice della vita, della conoscenza e carburante corrisposto della curiosità esistenziale.

ISPIRAZIONE: l’ispirazione.
Ovvero la scintilla creativa, quell’essere divinità creatrice che si esplica non solo nel dar seguito a una progenie, ma nel generare “oggetti” nuovi e personali, talvolta baciati dall’anelito universale.
Per merito mio? Per merito dell’interazione che l’artista ha con l’idea di te, oh musa. Di idee si parla. E di interazione con esse.

MAI LA DESTINAZIONE: mai, dico mai, la destinazione!
E qui siamo al vero nodo dolente. La musa non è destinataria di amore, ne è solo la scusa per riscoprirlo. L’artista si accalora, eccita, accende e tanto basta.
Come sarebbe a dire? Sentirsi vivo è tutto ciò che cerca, la musa è un mezzo, non la destinazione.

E L’AMORE? QUELLO CHE VIVIFICA E CURA? QUELLO CHE ACCOGLIE E PROTEGGE? QUELLO CHE CONDIVIDE E PROGETTA? QUELLO DELLA FIDUCIA E DELL’ESTREMO SACRIFICIO (TANTO OSANNATO)?

… AHAHAHAHAHAHAHAHAH!

La Musa, l’Amore e l’Arte -1

(immagine endorsum)

Musa (musa)
oh mia musa…

artista a caso

Di quell’amore dichiarato, cantato, declarato, inutile dirlo, le tracce sono tutte nell’opera che la musa ispira. E lì resta. Dell’amore purissimo e profondo esiste solo un costrutto linguistico, visivo, sonoro: vuoto. D’altro, vuoto. Questo è ciò che la musa deve sapere e tener sempre a mente, poiché ella è mezzo e mai fine.

Sportello Aiuto Muse (SAM) – 1

immagine presa da qui
È con estremo piacere che annuncio la nascita di SAM,
lo Sportello Aiuto Muse!

SAM si attiva su richiesta
(endorsement@virgilio.it)
o si sveglia quando si accorge che c’è un motivo d’allerta.

Oggi SAM nasce ed è sveglio, poiché nell’aria c’è…

L’opera polivalente!

Ebbene sì, l’Osservatorio Permanente Muse (OS.PER.MU) ha individuato la presenza di alcune opere destinate a più Muse in contemporanea. Per imparare a riconoscerle, ecco un istruttivo punto del Piccolo Compendio di Sopravvivenza, tratto dal Breve Corso di Sopravvivenza per Muse. Buona lettura!

L’OPERA POLIVALENTE: è quell’opera ispirata che, guarda un po’, ha valore per più persone. Ora, non parliamo di una semplice immedesimazione, un sentire universale, la capacità dell’opera di parlare a molti cuori, no, qui si parla di una rete a strascico.

Cos’è una rete a strascico?
La rete a strascico è l’opera, creata da un abile Artista, composta da riferimenti a più Muse. Ciascuna coglierà il riferimento unico e univoco e considererà l’opera a sé dedicata, felice.
È indubbiamente una tecnica che implica cura e attenzione, ma il suo rapporto impegno/benefici la rende in assoluto la più economica.
Quando le Muse hanno occasione di confrontarsi sull’arte che hanno ispirato, capita che la costernazione si presenti di fronte a quell’unico prodotto comune a tutte. Non mancano esclamazioni tipo: “la rosa è il mio fiore, io sono la rosa dai petali vellutati e dal profumo intensissimo!”; “il mare è la metafora del suo sentimento da quando ha iniziato a dedicarmi opere!”; “la luna, cazzo, sono sempre stata la sua luna!”.
Ebbene sì, l’opera polivalente ha dentro tutto. Ma indaghiamola con attenzione, per riconoscerla.

CARATTERISTICHE DELL’OPERA POLIVALENTE:
1) Presenza di più immagini simboliche: la Musa si complimenta per l’uscita dal consueto codice amoroso, credendo d’ispirare, di tanto in tanto, un soffio di eccentrica novità!
2) Vaghezza: l’occhio è di fuoco, dolce, luminoso, i capelli son di seta, morbidi, sul viso, tra le dita, il seno è… il capezzolo è un bocciolo turgido, i fianchi morbidi, le mani bellissime; scordatevi colorazioni, forme effettive, tutto ciò che identifica, scordatevi soprattutto il nome!
3) Richiesta: sì, perché c’è chi ha dato e chi deve dare; chi ha dato che si replichi, chi deve dare cosa sta aspettando ancora?
4) Collocazione a-temporale: vaghezza + metafora; l’attimo è inevitabilmente elevato e prende le sembianze di un immaterico vissuto, sia pur carnale, impossibile da piazzare qui o lì nel tempo, nello spazio, nella situazione reale.

Che fare quando ci si accorge della polivalenza dell’opera?
Una cosa faticosissima: cercare le altre Muse e parlarsi.

Ma questo farà sparire l’Artista!
Oh, sì, capisco.

Come si fa a sapere se un’opera è genuina e dedicata solo a me?
Il metodo più sicuro? L’opera non pubblica, bensì privata. Certo, l’Artista seriale lo è anche in questo e invierà molteplici opere personalissime tutte uguali, ma che fatica! Comunque non rischierete che quella nata per voi serva smaccatamente e pubblicamente da esca per altre Muse… sempre antipatico, no?

Max Gazzè – L’uomo più furbo
L’uomo più furbo del mondo
Conquistatore instancabile e attento
Ha avuto donne di tutti i paesi
Donne che aspettano il ritorno
L’unica donna che ha tanto amato
Gli ha voltato lo sguardo
Un incontro all’ultimo bacio
Con lei non poteva rifarlo
Negli occhi di tutte le donne del mondo
Quando le accarezza
Cerca lei
Che non vuole più l’uomo più furbo
L’uomo più furbo
L’uomo più furbo del mondo
Fuma tre pacchi di sigari al giorno
Gli bruciano gli occhi dal fumo e dal pianto
Come il pianto che non scenderà mai
Per lei con cui non può più stare
Per lei con cui non può parlare
Perché lei uccisa dal rancore
Gli ha negato per sempre l’amore
Negli occhi di tutte le donne del mondo
Quando le accarezza
Cerca lei
Negli occhi di tutte le donne del mondo
Quando le accarezza
Cerca lei…
L’uomo più furbo del mondo
Può avere tre o quattro donne al secondo
Quella sera torna a casa da solo
Scaccia gli sguardi come scaccia le zanzare
E rinuncia al suo amore di sempre
Che non potrà mai scordare
Negli occhi di tutte le donne del mondo
Quando le accarezza
Cerca lei
Che non vuole più l’uomo più furbo
L’uomo più furbo
L’uomo più furbo
L’uomo più furbo
L’uomo più furbo
L’uomo più furbo
Fonte: Musixmatch

8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (1)

Musa – vista da terga, con scogli e mare. (immagine da qui)
DONNE!
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IN QUESTI LUOGHI INTERNETTIANI AMENI, ANCHE A PIÙ DI QUALCUNA:
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ADDENTRIAMOCI QUINDI NELLA MATERIA,
ABBEVERIAMOCI ALLA CHIARA FONTE DELLA CONSAPEVOLEZZA
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A) L’oggetto del contendere: l’Amore.

Musa (musa)
oh mia musa…

artista a caso

Di quell’amore dichiarato, cantato, declarato, inutile dirlo, le tracce sono tutte nell’opera che la musa ispira. E lì resta. Dell’amore purissimo e profondo esiste solo un costrutto linguistico, visivo, sonoro vuoto. D’altro, vuoto. Questo è ciò che la musa deve sapere e tener sempre a mente, poiché ella è mezzo e mai fine.

B) Per una moderna enunciazione:

“La musa è un veicolo per.
Un forma che attira.
Un abitacolo quando.
Un motore se.
Un’autoscuola, in ogni caso.
La voglia in movimento.
L’ispirazione.
Ma mai, dico mai, una destinazione!”

endorsum

LA MUSA È

VEICOLO: la musa è un veicolo per.
Andare da qui a lì in un tempo limitato. È, per così dire, il modo più agevole e veloce per mettersi su una strada che porta a.
Dove porta? In infiniti luoghi, spesso tutti interni all’artista. Talvolta esterni come una mostra, una pubblicazione, un concerto, in ogni caso porta all’ammirazione di un pubblico più vasto.

FORMA: una forma che attira.
Ebbene sì, la musa è una forma della quale poco si indaga il contenuto. Riluce e attira, poiché lucida e riflettente. Riflette ciò che vi si proietta addosso. È uno specchio traslato.
Solo uno specchio? Sì, solo uno specchio utile alla conoscenza dell’artista stesso. Egli si conosce, ignorandovi totalmente. È un paradosso. Non importa con quanta dovizia di particolari descriva la piega del vostro sorriso, l’artista indaga unicamente le proprie capacità descrittive ed espressive e la gioia che ne deriva.

ABITACOLO: un abitacolo quando.
Quando la vita è triste e cupa, piena di solitudini e frustrazioni, ecco che la musa è il contenitore perfetto per abitare: è il sogno da alimentare e dal quale essere alimentati: un utero.
Un utero? Certamente, l’esperienzia primigenia, il luogo caldo e accogliente nel quale percepirsi esseri al sicuro. Che lo si voglia o meno, si è il dolce porto nel quale attendere il passaggio della tempesta, per poi ripartire più gagliardi e pimpanti che pria.

MOTORE: un motore se.
Se il proprio motore è spompato, con all’attivo troppi chilometri macinati e vien meno la spinta propulsiva originale, ecco che la musa rappresenta il motore ausiliario .
Cioè? Cioè l’artista ha la rara capacità di funzionare in modalità ibrida: quando il motore a benzina è a secco, parte quello elettrico, cerebrale, sinaptico, innescato dalla curiosità di provarsi su un nuovo oggetto di gioco: voi.

AUTOSCUOLA: un’autoscuola, in ogni caso.
Dire nave scuola pareva brutto e inappropriato, dato l’uso dell’immagine di un veicolo a 4 ruote, ma il concetto resta. Fatevene una ragione, in questi luoghi internettiani ameni la musa è una palestra.
Una palestra? Ovvio che sì, un luogo nel quale esercitarsi in prossimità di una sfida vera e concreta nella quale tutte le abilità messe in campo dovranno essere utilizzate al loro meglio.

VOGLIA: la voglia in movimento.
Oh, sempre sia benedetta una voglia che si sveglia dai torpori del quotidiano! Benché nascosta sotto strati e strati di arte bene o mal creata, la voglia fa capolino e certifica l’esistenza in vita dell’artista.
Una voglia sconcia? Sempre! Ma non c’è nulla di male in questo, è alla radice della vita, della conoscenza e carburante corrisposto della curiosità esistenziale.

ISPIRAZIONE: l’ispirazione.
Ovvero la scintilla creativa, quell’essere divinità creatrice che si esplica non solo nel dar seguito a una progenie, ma nel generare “oggetti” nuovi e personali, talvolta baciati dall’anelito universale.
Per merito mio? Per merito dell’interazione che l’artista ha con l’idea di te, oh musa. Di idee si parla. E di interazione con esse.

MAI LA DESTINAZIONE: mai, dico mai, la destinazione!
E qui siamo al vero nodo dolente. La musa non è destinataria di amore, ne è solo la scusa per riscoprirlo. L’artista si accalora, eccita, accende e tanto basta.
Come sarebbe a dire? Sentirsi vivo è tutto ciò che cerca, la musa è un mezzo, non la destinazione.

E L’AMORE? QUELLO CHE VIVIFICA E CURA? QUELLO CHE ACCOGLIE E PROTEGGE? QUELLO CHE CONDIVIDE E PROGETTA? QUELLO DELLA FIDUCIA E DELL’ESTREMO SACRIFICIO (TANTO OSANNATO)?

… AHAHAHAHAHAHAHAHAH!

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